L’Italia e quella Davis maledetta vinta di fronte a Pinochet

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Mi chiamo Marco Capponi, e sono l’autore del blog Salvi in corner (qui il link), in cui racconto la politica con il linguaggio del calcio. Marco Vassallo mi ha invitato a scrivere questo pezzo sul suo blog personale. Molto orgoglioso di questo compito, spero di onorare il mio caro amico e collega. Buona lettura!

Nella storia della coppa Davis, la più prestigiosa e antica competizione a squadre di tennis, l’Italia ha vinto il titolo una sola volta. Correva l’anno 1976. Il quartetto composto da Corrado Barazzutti, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli ebbe la meglio all’Estadio Nacional di Santiago contro la nazionale cilena. Gli azzurri, allenati dal leggendario Nicola Pietrangeli, sconfissero i sudamericani per 4 incontri a 1. Una vittoria “ordinaria”, all’apparenza, se non fosse che l’Italia, quel 19 dicembre 1976, a Santiago rischiò di non andarci proprio.

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La formazione italiana che vinse a Santiago contro il Cile il 19 dicembre 1976. Da sinistra: Adriano Panatta, Tonino Zugarelli, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti, Nicola Pietrangeli

Facciamo un salto indietro nel tempo. 11 settembre 1973. Le forze armate cilene assaltano il palazzo della Moneda. Il presidente socialista Salvador Allende si toglie la vita. Qualche ora dopo, il generale Augusto Pinochet proclama la legge marziale. Inizia uno dei periodi più bui della storia del Paese andino. La gente scompare, gli omicidi politici sono all’ordine del giorno. A nulla servono le condanne della comunità internazionale. Il regime cileno si trasforma in una delle dittature più brutali della storia.

Tre anni dopo, mentre la dittatura era al suo apice, Cile e Italia si qualificarono per la finale di Davis. Il percorso azzurro era stato monumentale: 5-0 secco a Polonia e Jugoslavia, 4-0 alla Svezia orfana di Bjorn Borg, 4-1 alla Gran Bretagna nell’insidiosissima erba di Wimbledon. Nella semifinale, giocata a Roma, gli azzurri sconfissero per 3-2 l’Australia: l’incontro decisivo venne vinto da Adriano Panatta, che regolò John Newcombe 6-2 al quarto set.

Il cammino del Cile fu molto più agevole: 3-2 all’Argentina, 3-2 al Sudafrica e vittoria a tavolino con l’Unione Sovietica, che si era rifiutata di giocare l’incontro in protesta contro il regime di Pinochet. Ci si aspettava che l’Italia avrebbe fatto altrettanto.

La decisione se inviare o meno gli azzurri a Santiago divenne una questione politica. Il governo presieduto da Giulio Andreotti cercò di lavarsene le mani il più possibile; Bettino Craxi dichiarò che una vittoria era più importante della democrazia; il Partito comunista, incarnato da Gian Carlo Pajetta, incoraggiò il boicottaggio. La sinistra extraparlamentare fu altrettanto attiva. In Italia iniziò a circolare lo slogan “Non si giocano le volée con il boia Pinochet”. Perfino Domenico Modugno compose una canzone trasmessa in radio, “La ballata della Coppa Davis” , per chiedere agli italiani di non partire per Santiago. A Nicola Pietrangeli arrivarono telefonate minatorie: «Brutto fascista ammazziamo te e la tua famiglia».

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Non ci sono quasi testimonianze di questa storica finale. Qui, uno dei punti decisivi del doppio

Alla fine, il Coni autorizzò la partenza. Sembra che nella vicenda sia intervenuto Enrico Berlinguer, informato dai suoi colleghi cileni che un boicottaggio avrebbe compattato il popolo intorno a Pinochet. La nazionale italiana giunse a Santiago e, come da previsione, vinse abbastanza agevolmente la partita. Nella giornata del doppio, Adriano Panatta sfoggiò una maglietta scarlatta, in segno di sfida al dittatore cileno.

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Adriano Panatta giocò il doppio decisivo con una maglietta rossa: provocazione diretta al dittatore cileno Augusto Pinochet

 

L’Italia, da allora, non ha mai più vinto. Qualcuno potrebbe avanzare la suggestione di una maledizione, per aver giocato e trionfato in una terra maledetta da una dittatura sanguinaria. Eppure, è doveroso ricordare il coraggio di 4 campioni che seppero dimostrare il loro valore sportivo e umano, minacciati di morte a abbandonati dal Paese di cui portavano la bandiera.

Gli azzurri del 1976, nonostante tutto, resero grande il tennis italiano.

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