Fabio Quagliarella, bomber d’annata

Non basta solo la fortuna per segnare da nove giornate consecutive a quasi trentasei anni. Raggiunto un certo David Treseguet, ora mancano solo due gare per eguagliare il record in Serie A di Gabriel Omar Batistuta. E Fabio Quagliarella continua a timbrare il cartellino senza intenzione di fermarsi sul più bello. Non sono quasi mai reti banali quelle dell’attaccante partenopeo che fa sognare la Sampdoria, pregusta il ritorno in Nazionale dopo 8 anni, purgando nel frattempo i suoi vecchi amori, come Napoli e Juventus. A smettere non ci pensa proprio, anche perché la sua seconda giovinezza è il giusto risarcimento del fato dopo una carriera molto sfortunata in campo e fuori.

Fabio è come il vino, più invecchia più è gustoso. L’estro, che da sempre lo contraddistingue, si è arricchito con la maturità agonistica di note più raffinate. Perché lui  non è il solito attaccante che vive per il gol, Fabio Quagliarella vive per il gol d’autore. Lo sanno bene i doriani, ma lo ricordano anche a Udine, a Torino e a Napoli. Non tutti invece ricordano che Quagliarella è stato uno dei giovani più promettenti del calcio italiano, non tutti sanno che forse Fabio ha raccolto meno di quando ci si auspicasse.

qualia nazionale

Si parlava un gran bene di lui quando militava nelle giovanili del Toro. Un nove atipico per la sua grande tecnica e la propensione ad aiutare i compagni di squadra. Uno di questi era  il difensore Niccolò Galli, anche lui molto promettente. Niccolò morì in un incidente stradale a soli 18 anni. Fece appena in tempo ad esordire col Bologna in Serie A. Da allora Quagliarella porta il 27 sulle spalle, in ricordo dell’amico scomparso.

Il giovane Fabio era un cuore azzurro con il sogno di giocare un giorno con il suo Napoli. Dopo aver incantato le grandi italiani con Sampdoria e Udinese, riuscì a realizzare il suo desiderio. Donadoni decise di puntare su di lui nel 2009: in quel Napoli ambizioso ma altalenante Quagliarella trovò il suo spazio. Anche con Walter Mazzarri subentrato a stagione in corso. Ma qualcosa non andava: il pubblico ogni tanto lo fischiava dopo solo un anno di passione Fabio passò alla rivale Juventus scatenando l’ira della Curva B. Solo qualche anno dopo si compresero le inquietudini dell’attaccante: era vittima di stalking, di un ispettore della polizia postale che diffondeva calunnie sul suo conto accusandolo di essere affiliato alla camorra e di avere rapporti con ragazzine minorenni. Ma Fabio non cercò giustificazioni, si prese per tanto tempo tutto il disprezzo della sua gente a testa bassa.

In quell’anno, il 2010, segnò una rete meravigliosa quanto inutile al Mondiale, contro la Slovacchia. Un gol alla Quagliarella appunto, un pallonetto da cineteca che non servì all’Italia per ottenere la qualificazione. Una soddisfazione che non gli evitò a fine gara lacrime di delusione. Con la Juve iniziò bene la stagione successiva, smentendo gli scettici che in quella squadra, ben lontana dai fasti attuali, avrebbero voluto un nome altisonante. Poi la sfortuna arrivò in campo ad inizio 2011. Rottura del legamento crociato e stagione finita. Non la sua avventura con i bianconeri che prosegue con il ruolo da comprimario e la soddisfazione di 3 scudetti. Un ritorno al Torino, infine un nuovo sodalizio con la Sampdoria dove in 4 anni sta segnando come non mai. Nel 2018 il record di marcature in campionato, 19. Ora un altro record e il sogno di riportare in Europa la sua Samp, magari entrando dalla porta principale. Perché con un Quagliarella così tutti temono i blucerchiati. Lo sa bene la Juve che nell’ultima giornata, per battere la formazione di Marco Giampaolo ha giovato di un pizzico di fortuna. La stessa che bisognerà avere per centrare grandi obiettivi.

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