Signori non si nasce, si diventa

Salvato dalla sua esperienza di sportivo e dalla competenza dei medici del Sant’Orsola di Bologna. Il primo messaggio di Beppe Signori dopo il ricovero per embolia polmonare è per il personale  che lo ha assistito, il primo proposito, ora che è fuori pericolo, sarà smettere di fumare. Nella partita più importante, quella della vita, il nono miglior marcatore della storia della serie A è stato fortunato, 8 anni fa invece stava per essere cancellato dalla memoria calcistica con disonore. Dopo essere stato uno dei migliori attaccanti della storia del calcio italiano, dopo esser stato coinvolto in una delle sue pagine più torbide, il calcio scommesse del 2011.

Beppe sta ancora lottando per rinfrancare il suo nome, calato in uno scandalo che colpì il movimento calcistico come un uragano. Fu arrestato e poi rilasciato, mentre allenava in prima categoria, accusato di ripulire il denaro sporco delle scommesse. Oggi Signori ci tiene a proclamare la propria innocenza: dopo il rinvio a giudizio nel 2015, a dicembre 2018 ha rinunciato infatti alla prescrizione del suo caso, quello del  filone modenese,  relativo alle presunte combine delle partire di Serie B, Modena-Sassuolo e Modena-Siena.

Molti appassionati rinnegarono con immenso dolore il loro idolo quando iniziarono le indagini.  Ma noi oggi non vogliamo ripercorrere l’iter giudiziario né esprimerci su questioni morali. Vogliamo ricordarci di Beppe Signori come campione in campo.signori foggia

E forse non tutti lo ricordano nel Foggia dei primi anni ’90. Zdenek Zeman lo chiamò ”bomber” il primo giorno di allenamento, nonostante fosse alto solo 171 centimetri e giocasse a centrocampo. Da quel momento, dice la leggenda, il boemo  battezzò il giovane di Alzano Lombardo centravanti dell’epico tridente  della sua giostra, quella di Zemanlandia: Signori- Rambaudi- Baiano diventò  presto il nuovo mantra nelle bocche degli appassionati. Una macchina da gol che strabiliava la serie A con una proposta di calcio fatto di velocità e di spettacolo. Alla Lazio, sempre con Zeman, fu un idolo indiscusso di una squadra ambiziosa e divertente,  di un progetto che gettò le basi per le vittorie di qualche anno dopo: vinse tre volte la classifica cannonieri, divenendo il secondo miglior marcatore della storia biancoceleste dietro un certo Silvio Piola. Nel 1995 il patron Sergio Cragnotti l’aveva ceduto al Parma, ma una ribellione dei tifosi determinò il blocco della trattativa.

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Tutti amavano quella punta agile e veloce che sapeva coordinarsi in un fazzoletto e che seppe dire la sua anche in nazionale. A Usa ’94  Arrigo Sacchi risolse il dualismo con Baggio arretrandolo a centrocampo, dove vedeva meno la porta, ma era comunque  risolutivo come assistman. Il matrimonio con la Lazio si interruppe quando, nel ’97 ,chiuso dal 4-4-2 di Eriksson, scelse la Sampdoria. A Genova rimase pochissimo, gli ultimi anni in Italia si fece apprezzare a Bologna prendendo proprio il posto del Divin Codino, prima di un tramonto senza acuti tra Grecia e Ungheria. Una carriera terminata senza successi di rilievo, ma con 275 reti.

Il verdetto o il rinvio dei tribunali ricostruisce la verità giudiziaria, che spesso è solo parte della verità. Ciò che invece pare incontestabile, è il talento del ”bomber”, che mai potrà essere cancellato dalla memoria di chi ama veramente il calcio.

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