Alexander Zverev, il fiore che non sboccia

Di tempo per crescere ne ha ancora tanto, ma l’etichetta di predestinato non basta più a mitigare l’impazienza per la sua definitiva fioritura. Alexander Zverev ha vinto 11 titoli Atp. Si è preso Roma, Montreal e Madrid, ma in uno slam non è mai andato oltre i quarti. Da anni è tra i primi al mondo, ma i big non li ha mai sconfitti in un major. A 22 anni è già un giocatore completo su cemento e terra rossa ma e non è ancora un campione. Tutti si aspettano un salto di qualità che non arriva. Un’esplosione che sembrava scontata dopo la vittoria nelle finals di Londra 2018 e che ora continua a farsi attendere. Dopo un inizio di stagione non esaltante, aveva dato timidi segnali di ripresa vinto a Ginevra. Al Roland Garros stava giocando un buon tennis. Ma Contro Djokovic, ai quarti, ha appena perso un’altra occasione per fare l’agognato salto di qualità. Il rischio è quello di farsi tarpare le ali dal tramonto d’oro dai grandi vecchi, di annegare in una fragilità che lui stesso non ha mai nascosto.

Fuoco di paglia- Sulla terra di Parigi c’è stata partita solo all’inizio contro il serbo. Zverev è andato addirittura a servire per aggiudicarsi il primo set. Poi è stato tradito dai doppi falli e altri errori. Dopo l’incipit incoraggiante non è riuscito a replicare la solidissima prestazione con cui aveva liquidato il nostro Fabio Fognini nel turno precedente. Djokovic è il numero uno  al mondo. Quando è in palla è un martello difficile da arginare. Ma il tedesco non l’ha infastidito quasi per niente nel prosieguo del match.

Sindrome del 3 su 5- Molti sostengono che il problema maggiore di Zverev sia la tenuta mentale negli slam: la capacità di mantenere la concentrazione nei 3 parziali su 5. Chiaro che ci sia un divario tra i brillanti risultati raggiunti nei masters 1000 e quelli nei major. Ma i testa a testa del tedesco contro Djokovic, Nadal e Federer sono negativi in entrambi i format. Che siano più o meno i set da giocare, un dato sembra quasi scientifico: Zverev perde spesso la concentrazione e si scarica. Con Nadal ha perso cinque volte cinque: nel 2017 agli Australian Open l’aveva messo in difficoltà portandolo al quinto, poi ha ceduto in uno dei suoi match migliori disputati in un major. Sulla terra di Roma, stava per prendersi il secondo scettro consecutivo l’anno scorso, ma la pioggia ha rimescolato le carte. E Zverev subito si era squagliato dopo il ritorno del sole.

 Obiettivo Londra- La prossima occasione di riscatto coinciderà con l’inizio della stagione sull’erba. Non proprio il suo giardino prediletto, anche se la prima di servizio d’acciaio e le lunghe leve lo renderebbero virtualmente pericoloso anche sui prati inglesi di Wimbledon. Chissà che l’arma in più non possa essere proprio la mancanza di pressione in tornei su cui si nutrono meno aspettative.

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